Protesi d’anca, tutto sull’intervento

Dopo anni di dolori e limitazioni funzionali dovuti all’artrosi, la protesi d’anca può consentire il ritorno a una vita senza dolore e il recupero di tutte quelle attività della vita quotidiana che si era stati costretti ad abbandonare. Conoscere i dettagli dell’intervento può essere utile ad affrontarlo al meglio traendo il massimo dei benefici. In questo articolo vi spiego tutti i dettagli del prima, durante e post intervento.

 

La diagnosi

Il sintomo che porta un paziente a rivolgersi all’ortopedico è sempre innanzitutto il dolore che nel caso di artrosi dell’anca è localizzato a livello inguinale e gluteo. In sede di visita il chirurgo effettua una prima anamnesi raccogliendo tutti i dati del paziente ed effettua alcuni test funzionali che lo aiutano a formulare una prima ipotesi diagnostica. Qualora si sospetti la presenza di artrosi vengono prescritti alcuni esami in grado di evidenziare lo stato dell’articolazione. Il primo esame da effettuare è la radiografia: dall’esame con RX emerge infatti con chiarezza se le cartilagini sono assottigliate. Anche la Risonanza Magnetica è un esame utile perché ci da un quadro completo dello stato di salute di tutti i tessuti coinvolti nell’articolazione. Una volta visionate le immagini radiografiche e valutate le richieste funzionali del paziente e il suo stato di salute generale si decide se intervenire o meno con l’impianto di una protesi e quale tecnica chirurgica utilizzare.

 

La preparazione all’intervento

Sottoporsi a un intervento chirurgico, per quanto sicuro, può sempre spaventare il paziente e il segreto per affrontarlo al meglio è seguire nel dettaglio tutte le indicazioni del proprio ortopedico. Per quanto riguarda la protesi d’anca, sebbene non siano richieste particolari preparazioni, è consigliabile arrivare al momento dell’intervento in buono stato di salute conducendo uno stile di vita sano che può comprendere l’abbandono del vizio del fumo e, ove necessario, la perdita del peso in eccesso. In alcuni casi sono anche consigliate alcune sedute di fisioterapia che consentono di arrivare al momento dell’operazione con una muscolatura tonica e allenata che reagirà meglio al trauma chirurgico e renderà più rapido il recupero.

Nell’immediato periodo pre-operatorio vengono effettuati gli esami del sangue e delle urine, un elettrocardiogramma, un RX toracica ed eventuali visite specialistiche che possono essere suggerite dalla storia clinica del paziente. Viene infine effettuata una visita con l’anestesista che può servire a modificare eventuali cure farmacologiche o indicare accertamenti ulteriori.

 

Come si svolge l’operazione

Durante l’operazione la testa del femore e l’acetabolo, cioè la cavità che la contiene, vengono sostituite con un impianto artificiale. I materiali utilizzati sono in genere leghe metalliche, ma anche la ceramica è ritenuta un materiale vantaggioso soprattutto su pazienti giovani (si tratta di un materiale più longevo) a patto che non svolgano attività traumatiche (è più fragile). Le protesi possono essere cementate o non cementate a seconda della qualità dell’osso su cui si vanno a impiantare.

Per accedere all’articolazione si possono utilizzare diverse “vie”. La più utilizzata è la postero-laterale che è in grado di offrire ottimi risultati, ma prevede il taglio della muscolatura glutea. A causa di questo nel post intervento sono necessarie alcune precauzioni per prevenire la possibilità di lussazione dell’impianto. Negli ultimi tempi è sempre più utilizzata la via anteriore diretta: si tratta di una tecnica che non prevede tagli muscolari e garantisce un recupero più rapido, ma necessita di una maggior esperienza da parte del chirurgo.

 

Indicazioni per il post intervento

Al contrario di quanto accadeva un tempo, oggi si invita il paziente ad alzarsi dal letto già poche ore dopo l’intervento, naturalmente con l’ausilio di stampelle. Nel primo periodo alcune precauzioni sono necessarie per scongiurare il rischio di lussazione. Tra queste: 

 

  • stampelle per salire e scendere le scale
  • alzawater
  • cuscino tra le gambe quando si sta sdraiati sul fianco
  • non accavallare le gambe
  • non mettersi calze e scarpe e non lavarsi i piedi da soli.

 

Con l’utilizzo della via anteriore diretta non sono necessarie queste precauzioni (eccezion fatta per l’uso di stampelle) perché il rischio di lussazione è molto più basso.

 

La fisioterapia

La riabilitazione post operatoria è da considerarsi parte integrante dell’intervento. Senza una buona e costante fisioterapia infatti, anche l’operazione meglio eseguita non condurrà ai risultati sperati. Fin dai primi giorni dopo l’operazione si inizia con i primi esercizi di mobilità articolare che vengono eseguiti già in ospedale. Dopo le dimissioni, che normalmente avvengono nel giro di 4-7 giorni (o addirittura meno nel caso di protocollo “fast track”), si procede aggiungendo alcuni esercizi di rinforzo di tutti i muscoli coinvolti nell’articolazione dell’anca fino al completo ripristino della forza e della funzionalità articolare. Alla prima visita di controllo con l’ortopedico, che di norma si svolge a un mese dall’intervento, il paziente ha già recuperato una buona mobilità e riesce a svolgere in autonomia la maggior parte delle attività quotidiane.