Impianti protesici modificati: quando e perché utilizzarli

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Affrontare un intervento di protesi all’anca o al ginocchio genera molte domande. Tra le più frequenti c’è quella legata alla scelta dell’impianto. Non tutte le protesi sono uguali, e in alcuni casi esistono versioni adattate, progettate o configurate per rispondere meglio alla struttura articolare di un determinato paziente.

Chi arriva alla visita specialistica spesso ha sentito parlare di protesi personalizzate, di modelli custom-made basati su acquisizioni TAC o su ricostruzioni tridimensionali. La sensazione comune è quella di trovarsi di fronte a soluzioni molto tecniche, difficili da interpretare senza spiegazioni chiare. Per questo è utile entrare nel dettaglio e comprendere quando si scelgono impianti modificati e quali vantaggi possono offrire.

Chi si opera merita di sapere perché un chirurgo suggerisce una soluzione protesica anziché un’altra, quali differenze ci sono e quali benefici può ottenere nel breve e nel lungo periodo.

Perché esistono impianti protesici modificati

La protesi “standard”, nelle sue varianti disponibili, nasce per adattarsi alla maggior parte dei pazienti. Tuttavia, non tutti presentano un’articolazione simmetrica, allineata o con una geometria compatibile con le taglie commerciali. Alcuni, inoltre, presentano deformazioni o difetti ossei, esiti traumatici, deviazioni assiali gravi o situazioni anatomiche che rendono necessaria una progettazione più precisa.

L’evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha permesso di creare impianti più vicini all’anatomia specifica della persona, riducendo il margine di errore nel posizionamento, migliorando la stabilità e favorendo un recupero della funzione più vicino possibile alla naturale biomeccanica articolare.

Gli impianti modificati rispondono soprattutto a tre esigenze:

  • adattare la protesi alla forma reale dell’osso, senza forzare la struttura;
  • preservare più tessuto possibile per ridurre il trauma chirurgico e agevolare eventuali interventi futuri;
  • riprodurre la cinematica articolare originaria in modo da ottenere un movimento più fluido e spontaneo.

In altre parole, l’impianto protesico viene scelto o costruito in base alla persona, invece di costringere la persona ad adattarsi al dispositivo.

Tipologie di impianti protesici modificati

Le differenze non riguardano soltanto la forma, ma anche i materiali, l’interfaccia con l’osso e la filosofia progettuale.

Ginocchio

Chirurgo mostra un impianto protesico modificato per ginocchio,

Quando i legamenti del ginocchio non garantiscono una stabilità adeguata, durante un intervento di protesi è spesso necessario utilizzare impianti “modificati”, cioè con un livello di vincolo maggiore o con componenti aggiuntive per compensare le carenze anatomiche. Le principali soluzioni sono:

  • Protesi con vincolo aumentato (condylar constrained knee – CCK)
    Indicate quando i legamenti collaterali sono insufficienti. Offrono una stabilità maggiore rispetto alle protesi standard grazie a un perno centrale più alto e alloggiamenti più profondi, che limitano i movimenti indesiderati.
  • Protesi a cerniera (hinged knee)
    Utilizzate nei casi di marcata instabilità, dove i legamenti sono completamente inadeguati o assenti. La componente femoro-tibiale è collegata tramite una vera e propria cerniera che sostituisce meccanicamente la funzione stabilizzatrice dei legamenti.
  • Cunei, blocchi o coni per difetti ossei
    In presenza di perdite ossee significative, si impiegano inserti modulari (cunei, blocchi, coni porosi) per ricostruire il supporto osseo e permettere un corretto allineamento della protesi, spesso in combinazione con impianti ad alto vincolo.
  • Impianti custom-made basati su TAC
    Si tratta di protesi progettate su misura, con un profilo modellato sull’esatta curvatura del femore e della tibia. Il posizionamento viene guidato da modelli 3D che riproducono fedelmente l’anatomia della persona.

Anca

Tipologie di protesi dell’anca: modulari in titanio, testine in ceramica e versioni personalizzate.

Per l’anca, le varianti più diffuse sono:

  • Protesi modulari in titanio, utili quando l’anatomia presenta deviazioni, angoli particolari o necessità di stabilizzare l’impianto in punti specifici.
  • Testine in ceramica delta o polietilene vitaminizzato, formulate per ridurre l’usura negli anni.
  • Versioni personalizzate per pazienti giovani, che preservano più osso possibile e favoriscono future revisioni senza compromettere la struttura residua.

In tutte queste configurazioni il concetto è sempre lo stesso: ottenere un impianto in armonia con la persona, evitando soluzioni troppo generiche.

Quando vengono scelti impianti modificati

La selezione non è mai casuale. Si basa su esami d’imaging, misurazioni, ricostruzioni 3D e valutazioni biomeccaniche. Gli scenari più frequenti in cui si opta per impianti modificati sono:

  • pazienti con strutture ossee non simmetriche, gravi deviazioni assiali, difetti ossei, esiti di fratture o deformazioni congenite;
  • pazienti giovani e attivi, che necessitano di preservare il più possibile il tessuto residuo;
  • revisioni protesiche, dove è necessario adattare materiali e geometrie a un osso già operato in passato.

Il ruolo delle tecniche mininvasive e della robotica

L’utilizzo di impianti modificati si integra spesso con tecniche chirurgiche meno traumatiche per i tessuti, definite “tissue sparing”. Il principio è preservare osso e muscoli, evitando di sacrificare strutture sane. La robotica offre un vantaggio ulteriore: permette un posizionamento sub-millimetrico grazie a modelli tridimensionali che orientano lame e frese in modo coerente con l’impianto scelto.

Il chirurgo resta sempre al controllo dell’intervento, ma dispone di un sistema che assicura movimenti guidati, riduce il margine di errore e ottimizza la distribuzione dei carichi dopo l’impianto.

Impianti custom-made

Prima di proporre una protesi customizzata, il chirurgo analizza diversi elementi:

  • immagini TAC o radiografiche che mostrano la morfologia articolare;
  • grado di usura cartilaginea;
  • stato dei legamenti;
  • qualità ossea;
  • eventuali deformazioni assiali;
  • livello di attività del paziente e obiettivi di recupero.

Non esiste una soluzione identica per tutti. La protesi viene scelta osservando la struttura articolare, ascoltando le esigenze personali e valutando il tipo di stile di vita che il paziente desidera recuperare dopo l’intervento.

Chirurgo esamina immagini TAC per progettare una protesi custom-made su misura del paziente
Analisi pre-operatoria con TAC e radiografie per progettare una protesi customizzata adattata all’anatomia del paziente

Quali vantaggi percepisce il paziente

Molti pazienti chiedono quali differenze possano attendersi nella vita quotidiana rispetto a un impianto standard. L’esperienza clinica e i dati raccolti negli ultimi anni mostrano alcuni vantaggi frequenti:

  • sensazione articolare più naturale, soprattutto nei movimenti complessi;
  • riduzione della rigidità iniziale;
  • recupero più fluido della flessione e dell’estensione;
  • riduzione del dolore post-operatorio grazie al minor trauma tissutale;
  • maggiore stabilità in attività che richiedono equilibrio e coordinazione;
  • usura inferiore della superficie articolare, con una maggiore durata nel tempo.

Le ricerche disponibili mostrano una sopravvivenza protesica che supera il 95% oltre i 10-15 anni nelle protesi customizzate, con una necessità di revisione inferiore rispetto alle versioni standard.

Naturalmente ogni persona ha tempi e livelli di risposta differenti, ma la tendenza generale è chiara: un impianto ben adattato all’articolazione genera un movimento più armonioso e un recupero più gradevole.

Un intervento personalizzato per ottenere un movimento più naturale

Gli impianti personalizzati sono nati per restituire un movimento più vicino a quello fisiologico. L’evidenza clinica è chiara: quando la protesi riproduce le geometrie reali del paziente, il carico si distribuisce meglio, l’equilibrio articolare risulta più stabile e la sensazione di “naturalezza” aumenta.

Chi torna a camminare riferisce spesso una maggiore naturalezza nel passo e una riduzione della percezione meccanica dell’articolazione. Per un paziente attivo, per chi desidera muoversi con libertà o per chi vuole gestire la propria quotidianità con comfort, queste differenze hanno valore.

L’obiettivo di un chirurgo ortopedico è guidare il paziente in una scelta consapevole. Gli impianti personalizzati non sono una moda né una soluzione universale, ma una risorsa utile in condizioni specifiche.

Se stai valutando un intervento al ginocchio o all’anca e vuoi capire se una protesi personalizzata può essere adatta alla tua situazione, puoi richiedere un confronto diretto.

Non esitare a contattarmi.

DOTTOR ANDREA VICARIO
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