Protesi di ginocchio, tutte le possibilità di intervento

Le tipologie di protesi di ginocchio sono tante e numerose sono le tecniche chirurgiche utilizzate per l’impianto. Per orientarsi è opportuno conoscere le diverse possibilità, con i pro e i contro di ciascuna opzione. In questo articolo una piccola guida sulle diverse tipologie di impianto, le tecniche di allineamento, le protesi personalizzate. Vedremo inoltre quale aiuto può offrire la chirurgia robotica in sala operatoria.

 

Protesi di ginocchio, le indicazioni

L’indicazione di sottoporsi a un intervento di impianto di protesi di ginocchio è sempre legata alla sintomatologia dolorosa e al grado di disabilità del paziente. I casi più comuni che suggeriscono l’impianto sono: 

 

  • dolore grave o rigidità tale da limitare le attività quotidiane
  • infiammazione cronica e gonfiore che non migliorano con i trattamenti conservativi
  • deformità dell’articolazione.

 

La patologia che più di frequente causa questi sintomi è l’artrosi che può essere dovuta all’età avanzata oppure conseguente a traumi, malattie infiammatorie, overuse. In questi casi, al fallimento delle terapie conservative, si opta per la sostituzione protesica dell’articolazione. Parlare semplicemente di protesi di ginocchio non è però del tutto corretto: esistono impianti di diverso tipo e anche le tecniche chirurgiche sono molteplici. La direzione verso cui si sta muovendo la chirurgia protesica di ginocchio è la personalizzazione sempre più marcata degli impianti in modo da andare incontro alle esigenze dei pazienti rispettando al massimo l’anatomia, le richieste funzionali, le condizioni cliniche di ciascuno.

 

Totale o monocompartimentale?

I compartimenti articolari del ginocchio sono tre: mediale, laterale, femoro-rotuleo. Mentre nei tempi passati in caso di gonartrosi si impiantava sempre la protesi totale, oggi si tende a una chirurgia sempre meno traumatica e più rispettosa dei tessuti e di conseguenza ha preso molto piede l’utilizzo della protesi monocompartimentale. Con questo tipo di impianto si sostituisce solo la porzione ossea colpita dall’artrosi e si mantengono intatti i compartimenti ancora sani. La protesi monocompartimentale può riguardare dunque il compartimento mediale, laterale o femoro-rotuleo. Per poter impiantare una protesi monocompartimentale è fondamentale che il paziente abbia tutti legamenti integri, che non presenti eccessive deformità in varo o in valgo e che il suo indice di massa corporea (BMI) sia inferiore a 28.

In rari casi, quando l’artrosi ha colpito due compartimenti articolari su tre, è anche possibile impiantare due protesi monocompartimentali nello stesso ginocchio, in modo da risparmiare dalla sostituzione protesica la porzione ossea non colpita dalla patologia.

 

Le tecniche di allineamento

Un altro capitolo interessante riguarda le tecniche chirurgiche utilizzate per l’impianto e a questo proposito un accenno meritano le diverse tecniche di allineamento. L’anatomia del ginocchio è differente – anche in maniera significativa – da persona a persona. Quando si impianta una protesi di ginocchio non è sufficiente sostituire le porzioni ossee danneggiate con l’impianto artificiale, ma occorre ricostruire l’asse dell’articolazione ovvero l’angolo di inclinazione tra il femore e la tibia. In alcuni casi di deformità gravi è necessario “raddrizzare” l’arto mentre si è osservato che in casi non troppo accentuati di varismo o valgismo (le cosiddette gambe “a O” o “a X”), rispettare l’anatomia dell’articolazione (dunque l’angolo di inclinazione originario) può dare risultati addirittura più soddisfacenti. In queste situazioni si utilizza la cosiddetta tecnica dell’allineamento cinematico (KA), in contrapposizione al più classico allineamento meccanico (MA) che appunto si propone di “raddrizzare” l’arto. 

 

Le protesi personalizzate

La protesi è un po’ come un vestito che si indossa. Il concetto della protesi personalizzata è infatti lo stesso di quello di un abito su misura: più si adatta al corpo migliore sarà il risultato in termini di comodità, funzionalità, durata. La tecnologia MyKnee porta all’estremo il concetto di personalizzazione degli impianti offrendo maggior precisione, maggior rapidità di intervento, minor trauma chirurgico. Il segreto sta nella pianificazione dell’intervento: tramite le indagini radiografiche viene costruito un impianto personalizzato e uno strumentario ad hoc per il paziente. Anche il posizionamento della protesi viene previsto nei minimi dettagli prima dell’operazione in modo da rendere l’intervento più rapido e l’impianto più funzionale.

 

La chirurgia robotica

L’approccio robotico in chirurgia ortopedica è molto utilizzato nell’ambito dell’artroplastica di ginocchio. Anche in questo caso assume un rilievo importante la fase di pianificazione dell’intervento: grazie al robot l’operazione è preparata alla perfezione tenendo conto delle caratteristiche proprie di ciascuna articolazione e di ciascun paziente. Ma è dentro la sala operatoria che il robot fa davvero la differenza: lungi dal sostituire la mano del chirurgo, il robot la accompagna nell’esecuzione dei tagli ossei che sono stati pianificati con precisione millimetrica in fase pre-operatoria. Il macchinario guida così il gesto dell’ortopedico in modo da azzerare completamente le possibilità di errore umano.