Artrosi del ginocchio: quando è opportuno impiantare una protesi monocompartimentale?

La chirurgia ortopedica è alla costante ricerca di soluzioni sempre più personalizzate e adeguate alle condizioni di ciascun paziente. Nei casi in cui l’artrosi del ginocchio non sia arrivata a colpire tutti i comparti articolari, la protesi monocompartimentale si rivela un tipo di impianto in grado di garantire numerosi vantaggi riducendo allo stesso tempo i rischi legati all’intervento.

 

L’artrosi del ginocchio (o gonartrosi) è quella patologia a carattere degenerativo che colpisce dapprima le cartilagini articolari causando in un secondo tempo il danneggiamento di ossa, tendini e legamenti che vanno incontro ad usura progressiva. La malattia può essere di due tipi: primaria, cioè di natura congenita, o secondaria, che compare in seguito a traumi, infezioni o patologie di diverso tipo, principalmente reumatiche.

 

I compartimenti articolari del ginocchio sono tre: femoro-tibiale mediale (interno), femoro-tibiale laterale (esterno) e femoro-rotuleo. Nei casi di artrosi secondaria, almeno in fase iniziale, è possibile che venga colpito dalla malattia un solo comparto articolare lasciando intatti gli altri due. In queste situazioni la protesi monocompartimentale può rivelarsi la soluzione adeguata perché permette la sostituzione del solo compartimento danneggiato – in genere il femoro-rotuleo è il primo ad essere colpito – mantenendo intatte alcune strutture e ottimizzando le percentuali di successo dell’intervento.

 

Cosa si intende per protesi monocompartimentale

 

Quando parliamo di protesi monocompartimentale ci riferiamo a un tipo di impianto che sostituisce solo la parte danneggiata del ginocchio. Esistono quindi non una, ma tre tipologie di protesi parziale a seconda della parte del ginocchio che si va a sostituire: la protesi mono-mediale per il comparto interno, la mono-laterale per quello esterno, la femoro-rotulea per il comparto femoro-rotuleo.

 

A causa della misura ridotta, la protesi di questo tipo necessita di un tipo di intervento meno invasivo rispetto alle protesi totali e garantisce tempi di recupero più rapidi, fattore che la rende preferibile nei pazienti di giovane età. Durante l’intervento, che si esegue in anestesia spinale e ha una durata di circa quarantacinque minuti, verranno rimosse le parti di osso e cartilagine danneggiate sostituendole con parti in metallo che vengono fissate all’osso con uno speciale tipo di cemento. Tra le parti metalliche viene inoltre inserita una parte di plastica allo scopo di agevolare lo scorrimento.

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Vantaggi e svantaggi

 

Come detto, l’intervento per impiantare una protesi monocompartimentale è meno traumatico rispetto a quello di protesi totale (anche se eseguito con tecnica mini-invasiva) grazie alla tecnica chirurgica selettiva. I vantaggi che ne conseguono sono numerosi:

 

  • cicatrice ridotta (circa 8 centimetri)
  • minori tempi di intervento e degenza
  • minore perdita ematica
  • risparmio dei legamenti crociati
  • minor dolore post-operatorio
  • basso rischio di infezione
  • tempi di recupero più rapidi.

 

Ad oggi questo tipo di intervento, ove indicato, rappresenta la soluzione più sicura, in grado di restituire al paziente un’ottima qualità della vita. In caso di revisione, questo tipo di protesi sarà facile da sostituire convertendola in protesi totale. 

 

Occorre sottolineare che la protesi monocompartimentale è meno longeva di quella totale e non sempre è in grado di eliminare definitivamente la sintomatologia dolorosa. Inoltre non è adeguata per tutti i tipi di pazienti: in caso di obesità, gravi deformità e in presenza di alcune patologie come l’artrite reumatoide, la condrocalcinosi e l’artropatia cristallina in fase grave, l’intervento è controindicato.

 

Per chi è indicata?

 

La protesi monocompartimentale è indicata non solo nei casi di gonartrosi (limitata a un solo compartimento articolare), ma anche per pazienti affetti da osteonecrosi del condilo femorale. Il paziente deve presentare determinate caratteristiche:

 

  • legamenti sani
  • assenza di danni cartilaginei ad altri comparti del ginocchio
  • assenza di gravi rigidità articolari.

 

Con questa procedura il paziente sarà in grado di camminare con le stampelle già il giorno successivo all’intervento e resterà in ospedale per un periodo di tre giorni in caso sia stato scelto il percorso riabilitativo fast track, altrimenti per un tempo di circa dieci-quindici giorni. Le normali attività quotidiane si potranno riprendere completamente nel giro di circa sei settimane e quelle sportive, purché a basso impatto, in tre-quattro mesi. Per la guarigione completa dei tessuti e per un pieno recupero funzionale infine saranno necessari tra i dodici e i quindici mesi.